I segni del paesaggio: struttura in equilibrio tra terra e acqua
I paesaggi di concorso si contraddistinguono per essere come l’equilibrista che cammina sul filo e rischia sempre di cadere. In questo caso il filo, punto di equilibrio, è il variabile confine tra terra e acqua. E’ difficile distinguere un limite preciso. Il progetto deve adeguarsi a questa sorta di precarietà.
Leggendo con attenzione i segni del territori negli scanni di Boccasette e Barricata si notano in sequenza, procedendo dall’entroterra verso il mare, i seguenti elementi: terra argine- acqua Lagunare-terra scanno con vegetazione- terra scanno con sabbia-mare. A Boccasette, partendo da nord, colpisce a scala territoriale, la realizzazione di file di “pennelli” di legno con doppi pali accostati che dalla spiaggia entrano in acqua tentando di difendere la costa dall’erosione. C’è un modulo di circa 100 metri: è la distanza tra i pennelli esistenti. Nella spiaggia di Boccasette queste palizzate diventano elementi di progetto. La proposta è di utilizzare nuove palizzate per suddividere i tre stabilimenti. Il palo ripetuto, che diventa in sè opera di land art, con la sua iterazione divide gli stabilimenti, diventa elemento di sostegno in alcuni casi per i nuovi punti ristoro-ombra o per i punti di avvistamento, in altri casi diventa spazio dove allocare altre opere d’arte diffuse. Il progetto suggerisce, come visibile dagli elaborati grafici, che tali segni possano proseguire in acqua così da contribuire al moderato ripascimento della costa. Si precisa che è solo un “suggerimento”. Il progetto potrebbe essere valido anche senza i nuovi pennelli in acqua, da considerare facoltativi.
A Barricata invece, camminando una da una parte all’altra dello scanno, si nota che non ci sono pennelli lignei. Ci sono invece altri sistemi di protezione della costa: gli scogli. Questi grandi oggetti vengono proposti nel progetto come suddivisione lineare, ma frammentata, tra gli stabilimenti. Se a Boccasette i pali segnano il territorio, qui a Barricata tale compito viene assegnato agli scogli.
Riutilizzo materiali del luogo, oggetti trovati, fragilità del paesaggio e del costruito Camminando lungo le due spiagge si nota un bordo costituito dal punto di incontro tra la sabbia e la vegetazione (i canneti retrostanti). Il mare porta continuamente grandi quantità di oggetti: naturali come i tronchi, alcuni animali (tartarughe, granchi), conchiglie o artificiali (teli, bottiglie, scarpe,… ). Il progetto seleziona questi “objects trouvés” e utilizza materiali poveri quando il policarbonato, il diffuso canniccio legato in stuoie, il legno, i teli di tessuto semitrasparente legati ai pali.
Questi oggetti e materiali fragili depositati sulla sabbia, sospinti dal vento e dal mare, diventano la materia con cui vengono rivestiti gli scheletri degli edifici.
Lo stabilimento balneare che racchiude in sé il deposito (con la reception, i bagni e le cabine), così come il chiosco per la ristorazione con lo spazio d’ombra(l’elemento volumetricamente più importante del sistema) o come il punto di avvistamento-salvataggio o come i capanni a noleggio con verandina sono oggetti formati da una struttura leggerissima in steel-frame (brevettata e facilmente realizzabile) poi rivestita da un guscio esterno, una pella in policarbonato e/o cannicciato.
Il chiosco bar con spazio d’ombra è un’architettura effimera, spostabile, smontabile e collocabile ad altezze differenti in base al contesto. Tale edificio non necessita di isolamento termico perché verrà utilizzato prevalentemente d’estate. Esso ha comunque una facciata ventilata. Internamente costituita da pannelli in cannicciato. dall’esterno.All’esterno c’è sempre il canniccio o il policarbonato. Solo nella parte di banco-cucina-dispensa-servizi ci sono tamponamenti in lastre di fibrocemento intonacato. La struttura diventa elemento scheletrico forte ma visibile in semitrasparenza in un gioco di luce ed ombra. L’edificio si apre nella sua semplicità stereometrica solo dove serve, con lo sguardo sul mare.
Per un turismo “naturale”: dialogo tra cultura e natura con la land art
Le due spiagge, diverse per il differente grado di antropizzazione subita, con Boccasette più tra “selvaggia” rispetto a Barricata, sono affini per un’interessante caratteristica. Infatti esiste un solo punto d’accesso, lento perché solo pedonale per i fruitori, anche se i mezzi di servizio degli stabilimenti e i mezzi di soccorso possono raggiungerlo facilmente.
Il progetto enfatizza questo punto di ingresso. Le opere di land art sono state strategicamente collocate negli accessi. Si tratta di un ammonimento: “voi che entrate prestate attenzione qui dalla cultura si passa alla natura”. Si ribalta la logica per cui si trasforma la natura al servizio dell’uomo in un processo culturale. Qui ci pone al servizio della natura. Quali sono allora le opere che meglio spiegano questa concezione se non i teli che incartano “”alla Cristo” la Pineta, la trave di Penone che diventa albero, la tartaruga mummificata sopra il masso simbolo di indifferenza verso l’ambiente, l’altalena-tronco d’albero ironicamente usata per far giocare i bambini. Così proseguendo sono state diffuse molte opere d’arte, rappresentato in tavola 3, che simboleggiano fiducia, amarezza, ironia ammonimento e che utilizzano tanti livelli d’arte (concettuale, ironica,. pop,…).
Modularità, smontabilità, flessibilità, sostenibilità, contestualizzazione: gli “objects trouvés” nel paesaggio
Le architetture effimere che il vento e l’acqua modificheranno hanno determinate caratteristiche.
Modularità: tutte le varie tipologie ripetibili hanno una struttura in metallo leggero con interasse di 60 cm. Il sistema scheletrico, chiuso dalle due reticolari come travi e dai due pilastri, consente di arrivare a luci fino a 9 metri (come nel caso del chiosco). Tale struttura può essere intervallata da fuori porta e finestra. Il modulo permette di avere una regola compositiva iterabile nel paesaggio. Le reticolari si adattano in altezza alla luce del manufatto aperta (25 cm per il punto di avvistamento, 50 cm per il chiosco). Il modulo consente di contenere i costi. Una macchina produce e sagoma il profilo cavo di 6 x 6 cm dell’elemento a sezione quadrata in alluminio, che costituisce la base strutturale.
Smontabilità: i manufatti in progetto seguono la logica del montaggio-smontaggio a seguito di una produzione eseguita prima di arrivare in cantiere. La struttura portante è facilmente smontabile, così come i pannelli in policarbonato, canniccio e in lastre di fibrocemento. Si tratta di materiali banali e in, alcuni casi, poveri che acquistano valore nell’accostamento.
Flessibilità: questi scheletri rivestiti, pur mantenendo una struttura fissa, possono adattarsi orograficamente, possono essere ruotati oppure alzati. L’esempio di massima adattabilità è rappresentato dal chiosco bar disposto perpendicolarmente o parallelamente al mare, sulla sabbia o sospeso a 2,20 metri da terra con o senza parapetto. Questo succede anche per lo stabilimento balneare. Tale flessibilità è rafforzata dalla sinergia che si crea tra tali manufatti e i tra divisori leggeri in canniccio o in telo, linearmente diffusi lungo le spiagge in oggetto. Sostenibilità: i chioschi si autosostengono energeticamente. Sfruttano parte della copertura per avere 6 kW di fotovoltaico, produzione sufficiente alle attività che vi si svolgono. Per il deposito-bagni-cabine l’autoproduzione è di 3,5 kilowatt.
La sostenibilità è anche legata alla facilità di manutenzione e intercambiabilità della pelle di rivestimento in cannicciato o policarbonato. Sostenibilità per il gestore significa anche sicurezza: due soli ingressi nei chioschi (uno di servizio e uno per il pubblico) e chiusura con porte in grigliato metallico durante la notte. Infine c’è sostenibilità per l’utenza e i lavoratori la doppia pelle di canniccio o canniccio con policarbonato consente di avere effetti di ventilazione e microventilazione, tale da aumentare il comfort termoigrometrico degli utenti di tali edifici.
Contestualizzazione
Le architetture effimere, alcune come il chiosco di superfici importanti (200 metri quadrati), si inseriscono in modo non mimetico ma con intonazione. Si tratta di parallelepipedi semplici i cui colori dell’involucro esterno e riprendono le tinte dell’intorno. Le parti interne emergono per contrasto cromatico. Le pavimentazione dei vari manufatti sono in legno. Mentre i percorsi esterni sono in sabbia stabilizzata mediante il sistema a lastre da 2 metri in plastica riciclata. Si veda il dettaglio negli elaborati grafici. Questo consente di avere una pavimentazione stabilizzata adatta ai portatori di handicap e, soprattutto, continua in tonalità con la sabbia circostante.
Orografia e vegetazione
Il progetto rispetta l’orografia la vegetazione esistente. Si cerca di deturpare il meno possibile il paesaggio senza togliere vegetazione. I nuovi manufatti in alcuni casi si alzano sulle dune per guardare il mare. In altri casi si appoggiano sulla sabbia. Tutto questo è stato fatto considerando anche l’accessibilità del disabile. Il rispetto per l’orografia e la vegetazione ha influenzato i percorsi carrai di servizio, invece, i mezzi di soccorso possono accedere senza limitazione.
Le differenti tipologie
Il chiosco-bar è dotato di due aree: la parte di lavoro e servizi e la parte d’ombra. Ha una superficie di 200 metri quadri. Si contraddistingue per avere una grande apertura sul fronte, in direzione del mare. Lo stabilimento è formato dal deposito, dalla reception, da tre cabine e da due bagni a misura di disabile. Sul fronte si trovano servizi per il pubblico, mentre sul retro è presente un largo portone scorrevole per il deposito di ombrelloni e sdraio.
Il punto di avvistamento sospeso ha una scaletta d’accesso ed è vicino all’acqua. Ha una parte di tettoia.
I capanni a noleggio hanno quattro lati chiusi più una verandina. Infine ci sono capanni di 20 metri quadri da installare sugli scanni. Il loro modello sono le costruzioni effimere in legno presenti sulla laguna. La struttura compositiva e di rivestimento è sempre la stessa: scheletro con guscio di cannicciato e policarbonato.