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Riqualificazione ambientale Miralago

Riqualificazione ambientale Miralago

YEAR

2014

LOCATION

Miralago, Riva del Garda (VR)

CATEGORY

Concorso

ARCHITECT

Massimiliano Chinello

GROUP OF DESIGN ARCHITECTS

Massimiliano Chinello, Luigi Marcato, Matteo Milani

  • YEAR : 2014
  • LOCATION : Miralago, Riva del Garda (VR)
  • CATEGORY : Concorso
  • ARCHITECT : Massimiliano Chinello
  • VISUALIZATION :
  • GROUP OF DESIGN ARCHITECTS : Massimiliano Chinello, Luigi Marcato, Matteo Milani
  • STRUTTURE :
  • SICUREZZA :

Il progetto proposto immagina un centro benessere per la collettività. Ci si vuole veramente riappropriare di un luogo sottratto da troppo tempo agli abitanti di Riva del Garda. Per far ciò la proposta è la creazione di un sistema paesaggistico in cui le persone possano trascorrere del tempo in pura pace ed armonia. Sono state fatte alcune proposte che possano rendere “sostenibile” il luogo da ogni punto di vista.

L’analisi territoriale ha individuato una tipologia architettonica che caratterizza fortemente il territorio: l’ex colonia, così come il Lido Palace, è una di quelle emergenze storicamente tipiche del luogo Da questa considerazione parte la volontà di recuperare l’edificio più imponente dal punto di vista volumetrico proponendo di insediarvi un centro studi naturalistico-ambientale valorizzante della speciale climatologia “mediterranea” della area alto gardesana; in concorso con l’ Università di Trento, Villino Campi (Centro di valorizzazione scientifica del Garda), Agenzia provinciale per la protezione dell’ambiente, la Fondazione Mach di S. Michele all’ Adige; ed In tavola 2 è visibile un piano primo tipo con la distribuzione delle funzioni correlate a tali funzioni. Al piano terra sono stati riutilizzati gli spazi esistenti, pulendo la pianta da superfetazioni aggregatesi nel tempo. Il livello 0 verrebbe destinato in piccola parte a funzioni di portineria/reception e in maggior parte per attività di vendita e merchandising di prodotti tipici in concorso con i produttori enogastronomici locali, con particolare riguardo alla  olivicoltura ed ai frantoi  Infatti il programma funzionale proposto ha due differenti, ma compatibili ambiti. Tutta l’area è occupata per circa 7/8 mesi per studi o percorsi didattico-turistici per tutti i 12 mesi (con picchi di frequenza nei periodi primaverili-estivi) da turisti ed abitanti desiderosi di immergersi in una natura ristudiata, proponendola nella misura storica degli albori turistici di fine ‘800.

In questo nuovo paesaggio l’ex colonia, in tipica architettura mitteleuropea, domina l’area e si pone come protagonista principale. Il progetto immagina uno scenario in cui vengono recuperati staticamente, energeticamente e funzionalmente: l’ex colonia, che viene connessa tramite una leggera copertura metallica e in piccola parte di vetro alla vecchia chiesetta; la chiesetta stessa, che diviene spazio di riunioni, convegni di piccola-media taglia e aula magna . In questo edificio di origine religiosa, come si vede nella sezione DD della tavola è stata inserita una balconata al primo piano, e questo oggetto sospeso aumenta lo spazio destinato alle sedute e crea un diaframma tra l’esterno e l’interno. Si accede all’ex chiesetta da sud attraverso un vestibolo a tutta altezza., ed in alternativa anche dall’atrio di ingresso comune ai due volumi . Si tratta di un gesto rispettoso della preesistenza che si inserisce in essa cercando di toccarla il meno possibile. Infatti il nuovo volume interno si stacca sia dalle pareti laterali che dalla copertura. Lo stesso principio è stato adottato anche sull’inserto della tettoia che si innesta tra chiesetta ed ex-colonia. Tale copertura, leggerissima con i soli 5 cm di altezza quando diventa portico e con i 35 cm internamente quando è copertura dell’atrio, è una lastra orizzontale che accoglie il visitatore e lo accompagna dal parcheggio verso il fulcro della composizione, passando a fianco delle serre.

Le serre indicate nella planimetria sono quattro e possono essere realizzate in più fasi. Esse sono state pensate in modo che l’ombra proiettata dall’edificio principale non arrivi a toccarle se non per pochissima parte della giornata. La stessa forma inclinata di un lato consente di captare una gran quantità di luce diretta. L’altra parete lunga è totalmente verticale, e tale conformazione consentirà la modularità di ampliamento in aderenza con una parete vetrata in meno. L’altezza di questi “monti di cristallo” permette di coltivarvi piante di dimensione medio-piccola. Le serre sono fruibili, come tutto il parco, sia dagli studiosi che dai visitatori.

L’ultimo edificio recuperato è l’ex mulino. La scelta di mantenerlo deriva più dal suo valore posizionale, di controllo dell’accesso di servizio che dal suo valore architettonico-testimoniale. All’interno trovano posto gli studioli dei ricercatori e una possibile stazione metereologica a contatto con la loggia coperta esistente.

Il programma funzionale si completa con un ristorante al piano primo e relativi spazi di cucina al piano terra su un nuovo edificio che deriva la sua forma e i suoi materiali dall’argine del torrente “Varone”in sostituzione di un altro pre-esistente, costituendo elemento di chiusura del bordo ad ovest in prosecuzione dall’ex mulino. Sul lato opposto una leggera voliera, attraversata da un percorso che connette il Parco dell’ Ora (ex Cattoi) e col Villino “Campi”, amplia l’offerta di “turismo ecologico”, ma non la completa. Infatti ci pensa un nuovo bio-lago, riproducente un’antica vocazione paludosa del luogo, (come visibile dalla cartolina storica) si compone di un spazio di osservazione di differenti specie, con sistema di funzionamento a vasche “percolanti”, ruscelletto e doppia vasca, con tipicità di essenze arboree ed erbacee a bassa profondità (l’area di rigenerazione fino a 60 cm) e una per pesci che stanno a profondità maggiori (fino a 160 cm). Il sistema idraulico viene alimentato dal prelievo sul torrente “Varone” che convoglia l’acqua in una vasca volano di accumulo-decantazione, posta all’ estremo nord del sedime, regimentata in modo da consentire il deflusso naturale dell’ acqua a servizio delle serre , canneto est, fontana ornamentale e bio-lago, convogliando le singole portate nella zona torrentizia di estuario. In questo modo la sostenibilità ambientale diventa il fulcro anche economico di un sistema capace di autoregolarsi.

Ultima grande costruzione è il parcheggio verde su due livelli capace di ospitare fino a 220 posti auto. incrementati rispetto al masterplan di area previsto, da destinare stagionalmente alla tariffazione zonale di APM (Alto Garda Mobilità) a servizio non solo delle nuove attività ma anche alla richiesta estiva di stalli per il litorale prevedendo anche sosta di motocicli e biciclette all’interno del piano primo. Una spina centrale al parcheggio dotata di percorso pedonale protetto, zona alberata, impianti di risalita e servizi si lega al parco. Il percorso pedonale parte dall’interno del parcheggio per proseguire, in asse, con l’ingresso del portico coperto di collegamento permettendo anche di ottenere una fruibilità continuativa del parco per le visite esterne, così come l’accesso  delle serre botaniche perimetrali anche nei giorni di pioggia.

 

I PRINCIPI PROGETTUALI

Nelle scelte di tipo compositivo-progettuale sono stati seguiti alcuni principi:

l’uso di un linguaggio “architettonico-paesaggistico”;

la leggerezza volumetrico-materica;

l’essenzialità e la pulizia del superfluo;

l’utilizzo compositivo degli elementi “naturali”;

il potenziamento dei percorsi e delle relazioni territoriali.